Cerchi un medico – VisitamiVpp ti aiuta

Oggi vi parlo rapidamente di un’app nata per mettere in contatto pazienti e professionisti sanitari quindi dal medico all’infermiere, dal fisioterapista ad ostetriche: VisitamiApp. In pratica si pone come obiettivo quello di facilitare la vita delle persone nel momento in cui hanno bisogno di trovare un professionista della salute e magari lo devono fare con una certa urgenza o ad orari “non canonici”.

Al momento accetta iscrizioni da parte di medici specialisti, medici generici, infermieri, fisioterapisti, chiropratici, osteopati, psicologi, dietisti, logopedisti, podologi, ostetriche e veterinari. Per il professionista vengono messi a disposizione diversi strumenti dalla semplice e fondamentale agenda alla possibilità di aumentare la visibilità o a funzionalità dedicate alle visite domiciliari.

Al momento risulta attivo in alcune province lombarde ed è disponibile sia si App Store e Google Play.

Più dettagli al sito di visitamiapp.

 

 

Recensione: Marketing emozionale e neuroscienze

Titolo: Marketing emozionale e neuroscienzeRecensione 4 - Copertina Marketing emozionale e neuroscienze

Autori: Francesco Gallucci

Data pubblicazione: Aprile 2014 (II edizione)

Lingua Italiana

EAN 978883834330

Pagine 374

 

 

[1]Vi ho già parlato di neuromarketing parlandovi del libro “Neuromarketing – Attività celebrale e comportamenti di acquisto” di Martin Lindstorm – con questo libro ritorno sul tema ma partendo da un approccio più lontano dalla sperimentazione di laboratorio e più vicino alle emozioni che vengono usate come punto di partenza per un viaggio che passa attraverso i processi decisionali del consumatore, il neuromarketing, la shopping experience per arrivare fino al social media e l’ecosistema digitale, andiamo però per ordine e parliamo prima di tutto dell’autore.

Recensione 4 - Francesco GallucciFrancesco Gallucci, un riferimento del settore, uno dei pionieri del neuromarketing in Italia, che non ho avuto il piacere di conoscere personalmente, ma che dal suo profilo Linkedin leggo essere docente di marketing emozionale al consorzio Poli.Design del politecnico di Milano nonché direttore del dipartimento di neuromarketing dell’AISM– l’associazione italiana di marketing nonché autore di diversi libri su marketing, emozioni, etica.

 

Il libro si apre nientemeno che con un riferimento ad Hitchcock e al Recensione 4 - la finestra sul cortilefamosissimo film “la finestra sulla cortile” per introdurre le tre dimensioni del marketing emozionale ovvero la percezione, la creatività e l’emozione.Il marketing emozionale nasce alla fine degli anni 90 ma diventa una disciplina di riferimento solo a metà degli anni 2000 … ed è una sintesi delle nuove forme di marketing fiorite negli ultimi anni (guerrilla, tribale, green o web) e delle tecnologie di misurazione delle reazioni fisiologiche dell’organismo-consumatore (neuromarketing)”.[2]

Recensione 4 - emozioniMa cos’è un emozione? Quante sono le emozioni? Sono classificabili secondo criteri “scientifici”? Si può usare nel marketing o risulta essere qualcosa di troppo sfuggente per essere governata, o almeno indirizzata, da un processo di marketing? Il secondo capitolo dà risposte a queste domande e ci porta a qualificare i processi decisionali del consumatore (capitolo 3) e a capire come le normali ricerche di mercato siano probabilmente insufficienti per qualificare la shopping experience.  I capitoli 4 e 5 servono per meglio qualificare il concetto di percezione, di memoria, di interazione e comprensione del consumatore per arrivare, al capitolo 6, ad un inciso sul neuromarketing e arrivare al capitolo 7, quello che personalmente ho trovato più interessante, ovvero come progettare la shopping experience. Partiamo da consumatore, il consumatore Recensione 4 - consumatore centaurocentauro[3], che “si muove con familiarità e autonomia tra atomi e bit, tra luoghi fisici e universi virtuali” cercando informazioni da una parte e prodotti da un’altra alternandosi tra un mondo e l’altro per soddisfare bisogni ed emozioni; in questo contesto è facile capire l’importanza delle recensione e il ruolo chiave che tribù e social network hanno nell’influenzare le decisioni. Sommando tutte le componenti si arriva a capire come la progettazione del punto vendita diventa una progettazione non solo multicanale ma polisensoriale io devo “coccolare” il mio cliente su tutti i fronti per riuscire a convincerlo ad acquistare la componente puramente razionale che motiva l’acquisto è minima anche se sicuramente il presidio della parte “informativa è una chiave, tanto da parlare di marketing informazionale.

Dal capitolo 8 in parliamo di comunicazione, di pubblicità, di social media di contesto digitale ecc di particolare interesse il decimo capitolo dove i concetti di innovazione si mischiano alle reti sociali e al piacere dell’innovazione per via della dopamina.

Recensione 4 - logo Marchese de FrescobaldiIl libro si chiude con un interessante case study parliamo di vino – con il marchese de Frescobldi che non vi anticipo ma che vi suggerisco di leggere da concretezza e realtà a tutto quanto letto fino ad ora.

 

 

 

 

pollice su Un libro “rivelante” che mi ha insegnato molto e ha messo ordine in tante idee relative alla progettazione della shopping experience multicanale e multisensoriale – ha dato sostanza e concretezza a quanto detto da Lindstrom e altri sul neuromarketing.

 

[1] Immagine tratta da http://onthejob.45things.com/2015/04/emotion-can-spur-greater-team.html

[2] Pagina 21 marketing emozionale e Neuroscienze – II edizione

[3] Definizione di Yoram Wind e Vijay Mahajan

Pubblicità dell’ordine dei Medici di Bari e Napoli

Stavo analizzando i siti degli ordini dei medici per un progetto che sto seguendo e, aprendo quello dell’ordine di Bari, mi trovo di fronte l’immagine che vedete sopra.

Premettendo che non amo le pubblicità forti in sanità e che ritengo importante usare la “delicatezza” nel toccare questi temi rimane il fatto che questa immagine mi ha colpito e ancora di più mi hanno colpito le statistiche che stanno dietro al concetto espresso dall’ordine dei medici di Bari e Napoli, secondo Eurocare (European Cancer Registry) la sopravvivenza per tumore è maggiore nei paesi del Nord Europa e Centro Europa per scendere progressivamente raggiungendo i livelli più bassi Europa dell’est. La sopravvivenza è correlata con la spesa sanitaria nazionale totale – e da qui il collegamento alla Norvegia e il confronto con la sanità del sud.

Potete trovare anche un intervista al dottor Filippo Anelli Presidente dell’ Ordine dei Medici di Bari pubblicata dal TGR qui.

Dettagli li potete trovare sul sito dell’ordine dei Medici di Bari (link), su Pharmastar e sull’ Huffigton post.

 

 

 

 

La lingua che parliamo influenza la personalità e modella il cervello

Vi segnalo un interessante articolo di Elena Meli pubblicato ieri su www.corriere.it relativo al tema della lingua che parliamo, di come questa influenzi il nostro modo di pensare e addirittura la struttura fisica del nostro cervello. Il concetto è quasi intuitivo, ad esempio si parla di una tribù dell’Amazzonia, i Piraha, che non avendo all’interno della propria lingua parole per indicare i numeri ma solo l’equivalente di “tanto” e “poco” non sono in grado di effettuare operazioni matematiche, un altro esempio, più sottile ma altrattanto intuitivo, è come le persone di lingua e cultura cinese interpretino ad esempio la parola Drago associandola “non solo a un animale fantastico e pauroso ma soprattutto a un simbolo di fortuna, forza, saggezza” cosa che per un’italiano , o inglese, o spagnolo o… solitamente non accade.

Lingua e cultural influenzano il nostro modo di ragionare ed interpretare le cose e non possiamo non tenerne conto nello studio di una campagna di marketing o di una pubblicità.

Articolo

 

Recensione: How to create a social media marketing plan

 

Titolo: How to create a social media marketing planRecensione 5 - Copertina How to create a Social media marketing plan

Autori: Emmanuel Aroms

Lingua inglese

ASIN: B007QQPGE6

Pagine 52 – formato kindle

 

 

Non so se vi capita di prendere dei libri solamente per il titolo o per l’immagine che presentano in copertina? Mi rendo conto che può sembrare poco professionale ma a volte mi succede, succede sia quando giro tra i libri di una bella libreria tradizionale cosi come accade quando sfoglio il catalogo dei testi per Kindle – è così che ho trovato “How to create a Social Media Marketing Plan – 9 step plan to a strategic social media marketing plan” di Emmanuel Aroms.

Partiamo, come spesso, dall’autore, chi è Emmanuel Aroms? Vi confesso che non ne ho idea, su wikipedia non l’ho trovato, googolando (che termine orrendo) non risulta nulla se non il fatto che ha fatto più di un testo, su twitter forse l’ho trovato con meno di 200 follower e forse c’è su Facebook ma senza riferimenti ai libri quindi … diciamo che, è un autore di libri che parlano di tematiche relative al digitale e ci fermiamo qui.

Il libro propone un approccio basato su 9 passi per riuscire a costruire un media marketing plan in particolare lui suggerisce di:

 

  • Passo uno: definire una vision (Create a Social Media Marketing Vision) in sintesi bisogna mettersi ad un tavolo con gli stakeholder dell’azienda, capire la vision aziendale e declinarla nel contesto del Marketing Media plan
  • Il secondo step del processo è tradurre la Vision in una Strategia (Create a Social Media Marketing Strategy) – in sintesi dobbiamo capire chiaramente cosa si vuole ottenere dall’utilizzo dei social media? Perché? In che modo? Qui si costruisce il processo di conversione e si definiscono i passaggi del sales funnel (il libro è del 2011 – personalmente non amo il concetto di sales funnel se non a scopi didattici, nell’applicazione reale introduce diverse rigidità ma ne parleremo magari in un altro articolo)
  • Chiarita la vision e definite la strategia passiamo alla fase di analisi con il capitolo “Perform the Social Media Marketing analysis” –su questo punto ho dei dubbi, mi spiego meglio: sicuramente una fase di analisi è necessaria ma come posso farla in fase 3 ovvero dopo che ho già sviluppato una strategia?
  • Segue un altro step, ancora di analisi, “Perform the social Media Marketing Research” dove in pratica si fanno le analisi sulla concorrenza, anche in questo caso vale il ragionamento del punto precedente, la strategia secondo me è definita anche sulla base di questo parametro, immaginiamo che i concorrenti effettuino un forte posizionamento sul consumatore io potrei decidere di posizionarmi sul medico o viceversa.
  • Finalmente al punto 5 si passa alle operation creando il social Media marketing Plan (Create a Social Media Marketing Plan) dove definiamo tutte le azioni da fare per rendere la nostra strategia una sequenza di ben definiti task e attori; in questo momento si definiscono ovviamente i contenuti (in pratica un piano editoriale anche se qui non viene menzionato) – si tratta del capitolo chiave del libro, forse l’unico che a mio modesto avviso può avere minimamente senso leggere.
  • Finita la parte di pianificazione passiamo all’esecuzione (Execute a Social Media Marketing Plan) capitolo abbastanza vuoto di contenuti.
  • Ci siamo, abbiamo un piano, siamo partiti e a questo punto iniziamo a monitorare costantemente l’andamento delle nostre azioni (Start the social Media Monitoring)
  • Secondo l’autore il passo successive consiste nel misurare e costruire un Sistema di report (Start the social Media Measuring and Reporting ) per gli stakeholder in modo da poter condividere l’andamento del progetto.
  • Ultimo step, misuriamo l’efficacia delle azioni fatte fino ad ora, ovvero andiamo in qualche modo a stimare un ROI (Perform the social Media Marketing Evaluation) – in generale le fasi 7, 8 e 9 si concentrano in un solo concetto – misuriamo quello che stiamo facendo per valutarne un ritorno

 

Valutazione_Dubbio_HD Sinceramente il libro mi ha lasciato abbastanza perplesso – un po’ perché 9 step mi paiono un una forzatura, un po’ perché la sequenza logica non mi è completamente chiara, forse se uno non ha mai avuto a che fare con un social media marketing plan può essere interessante ma personalmente l’ho trovato inutile e forviante.

 

Pubblicita di DiaSorin: il tuo sangue racconta la tua storia

 

Pochi giorni fa DiaSorin ha pubblicato sul suo canale youtube una nuova pubblicità tipico esempio, ben riuscito a mio avviso, di story telling. DiaSorin, per chi non la conosce, è un azienda italiana con diverse presenze all’estero che, da circa 50 anni, si occupa di diagnosi, per parlare di esami del sangue (e non solo) ha sviluppato questo breve cartoon dove il sangue in prima persona racconta di come “lui” conosca tutto di te, da cosa mangi alle tue abitudini di viaggio, è fatta con un animazione monocromatica,semplice ma ben fatta ed efficace: bella idea!

 

Rosso batte verde 5 a 4 – i colori del marketing

Immagine tratta da https://www.tes.com/lessons/yMLNoe6PlrbX6A/colori

I colori sono da sempre una componente fondamentale della nostra comunicazione al punto di essere diventati parte integrante di espressioni idiomatiche quali “essere al verde”, “avere il sangue blu”, “un film giallo”, “cronaca nera”, “assegno in bianco” ecc …. In qualche modo i colori esprimono autonomamente dei concetti o delle emozioni, diversi studi parlano di questo e se navigate un po’ in internet troverete un mondo di informazioni relativamente ai colori e alla psicologia e di conseguenza alla capacità che le scelte cromatiche hanno nell’influenzare le persone; vi cito solamente un paio di esempi di ciò che si può reperire online: C.G. Jung e M. Lüscher.

Alcuni riferimenti psicologici

201602 I colori del marketing - CG JungC.G. Jung studiò i tipi psicologici a partire dagli atteggiamenti, di introversione o di estroversione e dalla loro combinazione con la funzione dominante. Jung pensava a quattro funzioni dominanti: pensiero, sentimento, sensazione, intuizione.  … Le funzioni dominanti sono espresse da colori: l’azzurro, colore del cielo, è associato al pensiero, il rosso, il colore del sangue e della passione, è da Jung associato al sentimento; il giallo, colore della luce, dell’oro, all’intuizione; il verde il colore della natura e della crescita alla sensazione. Jung avanzò l’ipotesi che la preferenza individuale per determinati colori abbia corrispondenze con la funzione che caratterizza il proprio tipo psicologico.”[1]

Max Lüscher è uno psicoterapeuta, sociologo e filosofo Svizzero, nato nel 1923 che una quarantina di 201602 I colori del marketing - Max Luscher
anni fa scrisse il libro “The Lüscher color test” sostenendo come sia possibile analizzare lo stato d’animo di una persona sulla base della sua preferenza di colori. In sintesi “sceglieremo o rifiuteremo un colore in base al nostro stato psicofisiologico: – se il colore è in sintonia con il nostro stato psicofisiologico diremo che ci piace, se invece è in discordanza, diremo che non ci piace. Quindi, in base alle preferenze e ai rifiuti, è possibile dedurre lo stato psichico e fisiologico della persona.”1

Colori e marketing

Veniamo ora al marketing, abbiamo capito che colori e stato psicofisico sembrerebbero collegate ma questo collegamento ha impatto anche sulle decisioni di consumo? Uno studio dell’università di Winnipeg in Canada[2] sostiene che la gente si fa un idea su un prodotto in circa 90 secondi e, in una percentuale che va dal 62 al 90% dei casi, basa la sua impressione esclusivamente sul colore! Sempre in questo studio analizza come il colore si sia associato negli anni ad aspetti di alimentazione e salute, ad aspetti culturali e religiosi (l’arancione è il colore sacro per gli Indù ad esempio) e sicuramente alle emozioni e di conseguenza al marketing. Come non pensare ad alcuni colori che associamo automaticamente ad alcuni brand, pensate a Coca-Cola, ad Heineken, a Ikea ecc. se volete provare a divertirvi un attimo identificando alcuni web-brand semplicemente sulla base del colore provate a spendere qualche minuto nello svolgere il “Button Test” proposto da Marc Hemeon , lo potete trovare qui.

Colori e digital marketing

Quando disegniamo un sito web o una pagina pubblicitaria pensiamo realmente all’impatto dei colori o magari pensiamo che tra la teoria e la pratica ci sia un abisso? Vi cito un solo esempio, hubspot qualche anno fa fece un A-B test per cercare di dirimere un dubbio sul colore da assegnare ad un button in modo da massimizzare il numero di conversioni, decisero di presentare due schermate identiche se non per il fatto che la CTA (Call to Action) era posizionata in un 201602 I colori del marketing - AB test hubspotcaso sul bottone verde e in un altro caso su quello rosso l’ipotesi di partenza era che il verde si potesse associare a tematiche ecologiste, al semaforo verde, a concetti piacevoli di contro il rosso si presenta solitamente come un colore passionale, di allerta, di stop ecc. Intuitivamente i ricercatori si aspettavano quindi , un miglior tasso di conversione sul tasto verde e invece … esattamente il contrario il rosso ha battuto il verde di oltre il 20%! Questo non significa che tutti i bottoni associati ad una call to action debbano necessariamente essere rossi ma significa che sicuramente il colore influenza e, aggiungerei, che è sempre meglio fare un qualche test anche su cose che ci sembrano intuitive! Concludiamo con alcune informazioni pratiche che possono essere reperite in una vecchia, ma ancora attuale, info-grafica di Kissmetrics che trovate qui.

Un ultima nota …

Ricordiamoci che la cultura influenza il significato dei colori, pensiamo al bianco che per noi rappresenta ad esempio la purezza e che spesso associamo ad eventi quali il matrimonio; bene lo stesso colore per la cultura asiatica è collegato al concetto di morte che invece noi tipicamente associamo al nero; quindi, se stiamo studiando un sito o semplicementeuna pubblicità per un cliente ricordiamci sempre di approfondire la cultua di quella nazione.

 

© Riproduzione riservata

[1] Giuliana Proietti: http://www.psicolinea.it/la-psicologia-dei-colori/

[2] Satyendra Singh University of Winnipeg, Canada CURRENT RESEARCH DEVELOPMENT: Impact of color on marketing – 2006

4 modi per migliorare il benessere della tua social community

Navigando in internet mi sono imbattuto nel sito di Healthcare communication in questa infografica, ad un primo impatto mi è sembrata forse un po’ ovvia ma rileggendola e pensando a tanti discorsi fatti, anche recentemente, con colleghi e clienti, ho pensato che forse cosi scontata non è.

4 punti da tenere in considerazione nella creazione e nello sviluppo di una qualsiasi community nella nel mondo della salute e dell’healthcare … in realtà, con i dovuti adattamenti del caso, da considerare in ogni contesto. La cosa sulla quale forse concentrarci dii più è quella definita “Health behaviors” ovvero con chi possiamo collaborare per ottimizzare i nostri sforzi? Associazioni d pazienti? Realtà governative? Società scientifiche? Community online già costituite? …

Vuoi parlarne? Scrivi un commento o contattami.

 

 

 

Avete visto la nuova pubblicità di Moment di Angelini, quella che si apre con un susseguirsi di voci maschili e femminili che chiedono “Hai mal di testa?” in 10 differenti lingue (italiano, spagnolo, francese, inglese, tedesco, arabo, russo, cinese, hindi-urdu e portoghese)?  Lo spot prosegue poi con una voce “istituzionale” che spiega come, attraverso l’utilizzo di un QR code, sia possibile accedere al foglietto prescrittivo in lingua. Tante le considerazioni che, dal punto di vista del marketing farmaceutico, si possono trarre da questi 20 secondi:

Si accede ai foglietti illustrativi

Banca dati farmaci AIFA

Banca dati farmaci AIFA

Fino a non tanti mesi fa non era proprio nemmeno immaginabile una cosa del genere ovvero la possibilità di permettere ad un consumatore di accedere al foglietto prescrittivo online, credo, ma come sapete non sono un legale, che avendo l’azienda farmaceutica la responsabilità finale dell’intera confezione, foglietto incluso, non si ritenesse prudente permettere questo in maniera ufficiale.

La pubblicazione in gazzetta della determina AIFA sullo smaltimento delle scorte (link) che ha dato attuazione a quanto previsto dall’art 44 comma 4-quinquies della legge 98/2013 (link) consentendo, in alcuni specifici casi,  la stampa dei foglietti prescrittivi ha però “aperto un mondo” in quanto ha permesso la creazione di un repository unico in AIFA con tutti gli RCP e i foglietti prescrittivi accessibile al pubblico (link), ha permesso la creazione del portale Farmastampati e ha quindi reso evidente come fosse possibile avere queste informazioni aggiornate anche al di fuori della confezione di prodotto e di conseguenza come fosse possibile anche la realizzazione di campagne come questa.

Da servizio a prodotto

Non è sicuramente la prima volta che si vede spostare l’attenzione dal prodotto al servizio ma in questo caso specifico è veramente evidente: sicuramente si parla di mal di testa e si sottolinea come Moment sia una possibile soluzione al problema ma il messaggio principale è relativo all’opportunità di accedere ai foglietti prescrittivi in altre lingue. Un forte e innovativo metodo di differenziazione rispetto agli altri analgesici concorrenti.

Favorisce l’integrazione

Popolazione residente immigrata

Popolazione residente immigrata

L’Italia è sempre più (e per fortuna, mi permetto di aggiungere) una nazione multietnica; secondo ISTAT nel 2015 gli immigrati residenti in Italia erano quasi 5 milioni (contro i poco più di 2 milioni di 10 anni prima), una insieme di persone con cultura diversa e conoscenza della lingua italiana spesso limitata; questa iniziativa di Angelini permette di dare anche a loro un farmaco con un foglietto prescrittivo comprensibile (nei limiti della comprensibilità del cosiddetto “bugiardino”).

Organon (ora MSD)

Organon (ora MSD)

Sicuramente non è la prima iniziativa fatta a riguardo, mi ricordo già oltre 10 anni fa quando Organon, un’azienda farmaceutica attiva nell’area ginecologica poi acquisita nel 2007 da Schering-Plough e poco dopo da MSD, promosse un’iniziativa multilingua per favorire l’anamnesi delle pazienti in ospedale ma, anche se non è la prima, mi aspetto che sarà l’apripista di una serie di iniziative analoghe atte a favorire l’integrazione di questa sempre più importante fetta di popolazione. Aggiungo una nota magari ovvia ma che mi piace sottolineare, dal punto di vista del marketing l’operazione è un allargamento del target andando a sollecitare quella parte del mercato potenziale in una maniera nuova

Un dubbio

Come avrete intuito lo spot mi ha colpito favorevolmente, forse l’unico dubbio riguarda la diffusione di questa pubblicità in TV: io, se ben ricordo, l’ho vista su una rete Mediaset spero però che non sia l’unico media scelto per uno spot così particolare. Ovviamente non ho nulla contro Mediaset ma non sono sicuro sicuro che i target di riferimento di questo spot siano nell’audit dei canali mediaset genericisti.

 

 

Cos’è un QR code

Da Wikipedia leggiamo: Un codice QR (in inglese QR Code, abbreviazione di Quick Response Code) è un codice a barre bidimensionale (o codice 2D), ossia a matrice, composto da moduli neri disposti all’interno di uno schema di forma quadrata. Viene impiegato per memorizzare informazioni generalmente destinate a essere lette tramite un telefono cellulare o uno smartphone. In un solo crittogramma sono contenuti 7.089 caratteri numerici o 4.296 alfanumerici. Genericamente il formato matriciale è di 29×29 quadratini.

Il nome “QR” è l’abbreviazione dell’inglese “Quick Response” (“risposta rapida”), in virtù del fatto che il codice fu sviluppato per permettere una rapida decodifica del suo contenuto.

Fonti

Federfarma – ISTAT – AIFA – Wikipedia

 

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WeAreSocial presenta il report 2016

Come ogni anno We Are Social ha presentato il report “Digital in 2016” un documento ch,e in oltre 500 slide, presenta la situazione del mondo “Digital” nel mondo e nelle varie nazioni. Un numero penso basti a qualificare, se ancora servisse, la primaria importanza del contesto digitale, su 7.4 miliardi di persone al mondo 3.4 sono utilizzatori internet – si tratta di poco meno del 50% della popolazione mondiale e, come immaginabile, in continua crescita (+10% rispetto al 2015).

In Italia più di 6  italiani su 10 accedono ad internet (poco meno di 38 milioni di persone) e di questi il 79% accede giornalmente ad internet. Anche gli utilizzatori dei canali social sonoi in crescita e hanno raggiunto i 28 milioni. Il canale più usato risulta essere Facebook con il 33% seguito da WhatsApp.

Tutti i dettagli nella già citata presentazione “Digital in 2016“, mentre se vuoi avere qualche informazione sul 2015 puoi leggere il mio articolo dell’anno scorso “Digital social e mobile nel 2015 secondo We Are Social“.